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Sclerosi multipla, la cura è personalizzata

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POSSIAMO dare a ogni persona con sclerosi multipla la cura più appropriata sulla base delle caratteristiche della sua malattia? Negli ultimi 20 anni la ricerca su questa malattia neurodegenerativa ha fatto passi da gigante e ora tempo di dare risposte sempre più a misura di paziente. Alcune di queste arriveranno dai massimi esperti di sclerosi multipla riuniti, virtualmente, dal 13 al 15 ottobre nel 37° congresso Ectrims. Come ci spiega Maria Pia Amato, ordinaria di Neurologia all’Università di Firenze e presidente Ectrims.

 

Professoressa Amato, cosa vuol dire riuscire a personalizzare la terapia in sclerosi multipla?

“Significa riuscire a capire fin dalla diagnosi quali sono le caratteristiche della malattia e seguirne la sua evoluzione nel tempo, così da poter dare in ogni momento la migliore terapia. Per riuscirci dobbiamo conoscere ancora meglio i meccanismi con cui la sclerosi multipla si sviluppa, dobbiamo avere a disposizione dei marcatori che ci aiutino a capire come andrà avanti e quanto risponderà alle terapie, dobbiamo avere a disposizione nuove molecole con meccanismi d’azione innovativi. Per questo la ricerca sulla sclerosi multipla è sempre in fermento. Nel corso del Congresso verranno presentati, per esempio, i risultati di numerosi studi su possibili marcatori diagnostici e prognostici della malattia sia di laboratorio sia di imaging. In particolare verrà discusso come questi marcatori potranno aiutare il neurologo nella diagnosi della malattia, nell’identificazione di pazienti con forme più aggressive e a maggior rischio di progressione e nella valutazione della risposta alle terapie. Insomma, a personalizzare il più possibile la terapia. Verranno inoltre presentate nuovi dati sulla genesi della malattia dal punto di vista immunologico, sulle interazioni tra sistema immunitario e microbioma, e sul ruolo della cosiddetta immunosenescenza sullo sviluppo della SM e sulla risposta alle terapie. Grazie alle terapie, infatti, le persone con SM vivono più a lungo quindi dobbiamo capire cosa succede al loro sistema immunitario con l’invecchiamento. Sul fronte delle molecole innovative una sessione del congresso verrà dedicata ai risultati preliminari di farmaci potenzialmente neuroprotettivi e rimielinizzanti”.

Quali saranno invece le maggiori novità sul fronte dei farmaci più prossimi ad arrivare sul mercato?

“Nel corso degli ultimi 20-30 anni sono state sviluppate numerose terapie (15-18) per il trattamento di questa patologia, soprattutto per le forme più diffuse, quelle denominate remittenti-recidivate (RR), con un significativo miglioramento della storia naturale di malattia. Nonostante i progressi raggiunti, c’è spazio per lo sviluppo di nuove molecole in grado di fornire un’alternativa terapeutica non solo per i pazienti con forme di malattia RR ma anche per le forme progressive, quelle più aggressive, per le quali sono ancora scarse le possibilità terapeutiche. Durante il Congresso parleremo molto degli inibitori della Tirosin Chinasi di Bruton (BTK), farmaci promettenti che interferiscono con le Tirosin Chinasi, enzimi che partecipano alle vie di segnalazione intracellulare e che hanno un ruolo cruciale nella proliferazione, differenziazione e sopravvivenza cellulare. La tirosin chinasi di Bruton, in particolare, è espressa anche dalle cellule B del sistema immunitario, implicate nella patogenesi della sclerosi multipla. La sua inibizione è quindi un meccanismo d’azione molto interessante e sono in corso studi sull’azione di questa classe di molecole in diverse forme di malattia. Inoltre, gli inibitori della BTK sono piccole molecole potenzialmente capaci di attraversare la barriera emato-encefalica a arrivare quindi al sistema nervoso centrale dove potrebbero agire sull’infiammazione e contrastare l’avanzare della malattia nelle forme progressive. In aggiunta ai risultati dei trial sugli inibitori della BTK, verranno presentati i dati di fase 3 di efficacia e sicurezza di un nuovo farmaco anti-CD20, l’ublituximab, confrontato con teriflunomide nelle forme recidivanti remittenti di malattia. La caratteristica di questo farmaco è la sua modalità di somministrazione veloce: basta un’ora di infusione endovena ogni sei mesi”.

Lei ha lavorato molto sulla SM pediatrica, ci sono delle novità che verranno presentate al congresso?

“Sebbene rappresenti una piccola proporzione della popolazione di pazienti con SM (circa il 3-10%), la SM pediatrica è costantemente oggetto di studio, almeno per due motivi. Da una parte per l’elevata attività di malattia in questa fascia di età e il notevole impatto sulle abilità motorie e cognitive dei pazienti una volta raggiunta l’età adulta, dall’altra perché l’esordio clinico nei bambini/adolescenti è molto probabilmente prossimo all’esordio biologico della malattia, e ci dà l’opportunità di studiare l’interazione della componente ambientale e genetica della malattia in una fase molto precoce. Nel corso del congresso verranno presentati i risultati di due importanti studi di popolazione: il primo è stato condotto sui pazienti del Registro Italiano SM e coordinato all’Università di Firenze, e ha messo a confronto le forme a esordio molto precoce (<10 anni) con le forme più tardive (esordio>10 anni), evidenziando una maggiore capacità di recupero delle prime. Il secondo è stato condotto dal Registro SM Internazionale MSBASE e coordinato dall’Università di Melbourne, e ha analizzato i possibili fattori prognostici e il ruolo delle terapie ad elevata efficacia nelle forme pediatriche di malattia”.

Le altre forme di malattia al centro di molti studi perché con minori opzioni terapeutiche disponibili sono le forme progressive, che novità emergono dal congresso?

“Negli ultimi anni abbiamo cambiato il nostro modo di guardare a queste forme di malattia. La nuova visione della SM è quella di un continuum, di una malattia che è progressiva fin dall’esordio – si è parlato di silent progression – sia pure nell’ambito di una forte eterogeneità individuale. In questo senso verranno presentati studi su un nuovo modo di valutare la progressione, chiamato PIRA (progression independent of relapse activity). Il concetto di progressione continua emerge anche dall’analisi dei trial Opera 1 e 2 su ocrelizumab e in studi real life basati sul Registro Italiano coordinato all’Università di Firenza e sulla coorte di Barcellona. Oggi sappiamo che la neurodegenerazione è presente fin dalle prime fasi di malattia, anche se diventa preponderante nel tempo, e che l’infiammazione è presente anche nelle fasi più avanzate, anche se è più caratteristica delle prime fasi”.

Il Registro Italiano della SM è stato citato da lei più volte. Cosa impariamo dai dati di real world?

“Il registro Italiano raccoglie attualmente oltre 72mila casi. Un data base che ci consente di estrapolare dati sulla sicurezza ed efficacia dei farmaci nel lungo termine, molto più lungo di quello analizzato nei trial che hanno portato alla messa in commercio dei medicinali, e su pazienti molto meno selezionati. E poi grazie a metodologie statistiche si possono fare studi comparativi fra molecole. Infine, si possono studiare algoritmi di ottimizzazione delle strategie di trattamento, per decidere per esempio se iniziare fin da subito con farmaci potenti oppure quando e come passare ad altra terapia. Il tutto, sempre, per cercare di personalizzare la cura per ogni paziente”.



www.repubblica.it 2021-10-13 14:19:42

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