Tutte le notizie qui
Backaout
Backaout

Cure a casa: così le Usca anche dopo il Covid faranno parte del Ssn

38

- Advertisement -



Sono nate in tutta fretta nel pieno della pandemia durante la prima drammatica ondata del Covid con un decreto del marzo 2020 (14/2020) e ora si apprestano a entrare in pianta stabile nel Servizio sanitario nazionale grazie alla legge di bilancio appena varata dal Governo che stanzia 67 milioni nel 2022 e poi 101 milioni l’anno fino al 2026. Sono le «Usca», le unità speciali di continuità assitenziale, o «Uca» (in futuro dovrebbero perdere la “s” di “speciali”) inventate per bussare a casa dei pazienti malati di Covid per effettuare tamponi e fare le prime diagnosi e cure. Ora dopo la prova sul campo e una diffusione dopo quasi due anni ancora a macchia di leopardo – non tutte le Regioni le hanno attivate nel numero previsto – l’obiettivo è crearne almeno una ogni 100mila abitanti e quindi 600 in tutta Italia. Sono composte da micro-team formati almeno da un medico e da un infermiere con il compito non solo di continuare a monitorare i pazienti Covid in questa quarta ondata, ma in un prossimo futuro seguire a casa i pazienti più complessi dimessi dagli ospedali o fare programmi di prevenzione (come le vaccinazioni) nelle scuole o nelle Rsa.

Se la manovra ora in arrivo in Parlamento stanzia le risorse è la bozza di documento messa a punto da Agenas e ministero della Salute sui «Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale» a disegnare l’idenitikit dell’Usca per i prossimi anni. Che viene definita come una «équipe mobile distrettuale per la gestione di situazioni condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità e di comprovata difficoltà operativa di presa in carico sia a carico di individui che a carico di comunità».

Secondo questo documento che nelle prossime settimane dovrebbe incassare il via libera delle Regioni – è uno dei provvedimenti cruciali previsti per spendere le risorse del Pnrr sul territorio – le Usca o Uca saranno composte da almeno 1 medico e 1 infermiere ogni 100.000 abitanti e opereranno sul territorio anche attraverso l’utilizzo di strumenti di telemedicina come la televisita o la teleassistenza. L’Usca potrà anche usufruire del supporto a distanza (teleconsulto) di specialisti del territorio ed ospedalieri e potrà «essere eventualmente integrata con altre figure professionali, sanitarie e sociosanitarie».

L’Usca non sostituisce ma supporta per un tempo definito i professionisti responsabili della presa in carico del paziente e della comunità. E come detto «può essere attivata in presenza di condizioni clinicoassistenziali di particolare complessità e di comprovata difficoltà operativa di presa in carico».

Il documento sugli standard prevede alcune specifiche condizioni in cui le Usca possono intervenire: è il caso a esempio delle dimissioni difficili di un paziente dall’ospedale al supporto a casa «in particolari situazioni di instabilità clinica o emergenti necessità diagnostiche/terapeutiche» e poi per la «presa in carico e follow-up dei pazienti domiciliari durante focolai epidemici» (in pratica quanto fatto con il Covid tra tamponi e terapie a casa), ma anche programmi di prevenzione territoriale quali ad esempio, ondate di calore, vaccinazioni domiciliari e presso le Rsa o le Case di riposo per pazienti più “fragili” oltre a interventi mirati nelle scuole, nelle comunità difficili da raggiungere.



www.ilsole24ore.com 2021-11-26 11:15:08