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Manovra. Pd: “Sanità cenerentola. Stanziamenti non rispondono alle crisi aperte”

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Duro giudizio del Partito democratico sulle misure per la sanità presenti nella bozza di Legge di Bilancio. Lorenzin: “Se salta il sistema salute, salta la tenuta sociale del nostro Paese”. Zampa: “Si tradisce la sanità”. Crisanti: “Io vorrei mandare chi ha fatto questa legge di Bilancio a lavorare per una settimana al pronto soccorso”.

24 NOV

“È irrisorio lo stanziamento per il fondo sanitario nazionale nella legge di Bilancio, non risponde alle crisi aperte. Non c’è nessun compiacimento a dire ve l’avevamo detto, né tantomeno a constatare che più di un anno di convegni pubblici con il settore, snocciolando numeri, statistiche e simulazioni sui reali fabbisogni del SSN per la sua sostenibilità, sono stati inascoltati dalla maggioranza di Governo. D’altra parte durante tutta la campagna elettorale la Sanità è stata la grande assente dal dibattito dei partiti della maggioranza sovranista, se non per derubricarla alle ambigue e tentennanti posizioni sui vaccini di chi oggi ci governa”. È quanto afferma la senatrice del Pd Beatrice Lorenzin commentando le misure per la sanità presenti in manovra.

“Sanità e scienza grandi assenti – prosegue – anche nel discorso programmatico della premier alle Camere e ancor più vaghe le risposte date anche alla sottoscritta sul nocciolo della vicenda: il finanziamento del fondo sanitario. La rimozione è stata totale e dopo due anni di pandemia il Governo politico eletto dal popolo sceglie di non coprire le spese per il Covid, di bloccare ancora i livelli essenziali di assistenza (terapie, diagnostica e ausili) in conferenza Stato-Regioni, sceglie di ignorare la fuga di risorse umane in Paesi dove sono pagati meglio e si dà dignità e prospettive di carriera ai nostri cervelli, sceglie di abbandonare la riforma del territorio (case di comunità e assistenza domiciliare), sceglie di non sostenere il potenziamento della rete della salute mentale sul territorio, sceglie di perseverare nelle diseguaglianze di salute tra chi riesce ad accedere alle nuove terapie e chi non ha accesso neppure alla diagnosi. Rinuncia alla prevenzione e al di là delle chiacchiere alle filiere della conoscenza e delle scienze della vita. Incredibile quando la pandemia ancora morde nel Mondo, ma non ci dovrebbe stupire se guardiamo al passato recente per leggere il presente; dove questo Governo senza idee risponde alla crisi della complessità con il Calderoli, un manifesto ideologico che avrà come unico lascito lo sfascio definitivo del servizio sanitario pubblico ed universalistico”.

“Tra caro energia, inflazione e spese per il Covid, nella sanità si è aperto un buco da 3,4 miliardi di euro che non è stato considerato – rileva Lorenzin -. In un documento sottoscritto all’unanimità dalle regioni, si ricorda che i maggiori oneri indotti dalla pandemia, pari a 4,6 miliardi per il solo 2021, hanno trovato copertura parziale. Il governo ha stanziato 1,6 miliardi, lasciando a carico delle amministrazioni locali i restanti 3. Che diventano 3,4 se si aggiungono i 400 milioni non coperti del miliardo speso in super bollette generate dal caro-energia”.

“Se qualcuno dirà, ma voi cosa avete fatto? Abbiamo aumentato il Fondo sanitario di 10 miliardi e gestito la pandemia. Il Pd si è impegnato già da prima della campagna elettorale a mantenere il fondo al 7% del pil e farlo crescere negli anni per portarlo ai numeri di Francia e Germania. Ma già nelle nostre proposte a luglio era evidente che bisognasse rispondere in termini di valore assoluto e non solo di finanziamento in percentuale al Pil considerando le previsioni recessive, così come il combinato disposto di inflazione e aumento delle materie prime e caro energetico peserà oltre il 18% cumulato dal 2023. Numeri questi che fanno capire bene che ci troviamo catapultati in una crisi senza precedenti. Se salta il sistema salute, salta la tenuta sociale del nostro Paese”, conclude.

“Dopo la lunga sofferenza da Covid che ha messo sotto stress il SSN, la prima finanziaria del Governo Meloni tradisce la sanità cui non assegna le risorse necessarie a funzionare. Così facendo colpisce i cittadini e ferisce il Paese perché amplifica le disuguaglianze e mette a rischio i bilanci familiari e quelli pubblici. Dei 2 miliardi messi a bilancio, 1,4 sono vincolati a fronteggiare il caro energia che penalizza i bilanci delle regioni, e paradossalmente pesa di più proprio sui servizi sanitari regionali che hanno investito nel servizio pubblico. Come una vera presa in giro suonano le promesse circa l’aumento delle retribuzioni ai medici che operano nell’emergenza-urgenza: 200 milioni che però dovranno attendere il 2024 per essere impiegati. Tra caro energia, costi Covid ancora non coperti, e inflazione, il servizio sanitario con le risorse messe in finanziaria non riuscirà a recuperare liste d’attesa, assumere i sanitari indispensabili se si vuole rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, a far funzionare le case di comunità e a rispondere alle richieste di medici e infermieri. Avevamo promesso agli italiani che “mai più” ci saremmo fatti trovare impreparati di fronte al rischio che la vita e la salute degli italiani venissero messe in discussione ma tutto ci conferma che il governo Meloni questo impegno lo ha già dimenticato”. Così la senatrice del Pd Sandra Zampa.

“Io vorrei mandare chi ha fatto questa legge di Bilancio a lavorare per una settimana al pronto soccorso”. E’ la provocazione del microbiologo e senatore Pd Andrea Crisanti, che commenta all’Adnkronos Salute il capitolo sanità della Manovra e spiega il motivo per cui ritiene insufficienti le risorse che il provvedimento mette in campo per il settore. “Ci si rende conto che i pronto soccorso oggi vengono gestiti con cooperative con dei costi pazzeschi e vengono negate congrue indennità per medici e infermieri che sono stanno dentro questi reparti?”, chiede lo scienziato riferendosi al fatto che il potenziamento di questa voce dovrebbe scattare solo dal 2024. “Come si fa a pensare che con queste premesse un giovane laureato in medicina si vada a specializzare in medicina d’urgenza?”, incalza.

E infatti, sottolinea, “per questa specialità i posti vanno deserti”. In una simile situazione, conclude Crisanti, “non si riesce ad attrarre giovani di talento in medicina d’urgenza e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno. Perché è nella medicina d’urgenza che molte volte si decide della vita o del decesso, o del trattamento adeguato, di una persona”.

24 novembre 2022
© Riproduzione riservata


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www.quotidianosanita.it 2022-11-24 09:20:00

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