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Nasce Bioneers, Belgio e Italia insieme per l’innovazione

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Fare squadra, avere infrastrutture condivise. Ma anche evitare la sindrome del “me too” e provare ad aprire nuove strade di ricerca. Infine, rivedere la normativa sulla proprietà intellettuale, snellendo gli iter burocratici, e lavorare sul numero degli Uffici per il Trasferimento Tecnologico, che oggi sono troppi, parcellizzati e con poco personale. Sono alcune delle soluzioni indicate dagli esperti che hanno partecipato alla presentazione di “Bioneers – pionieri per le scienze della vita”, il programma triennale per la promozione della cultura, dell’innovazione e del biotech italiani che coinvolge e impegna l’Ambasciata del Belgio in Italia e Galapagos Biopharma Italy. L’obiettivo, oltre a quello di arrivare preparati al 2026, quando i prodotti  biotecnologici acquisiranno la quota di maggioranza nei primi 100 farmaci per vendite, è anche quello di reggere il confronto con il Belgio, che in questi ultimi anni ha investito moltissimo nel settore del biotech medico, fino ad affermarsi oggi come uno dei principali player europei. Sebbene infatti il numero di imprese dedicata al biopharma sia maggiore in Italia (376 contro 140), il Belgio rappresenta oggi il primo mercato azionario in Europa in questo settore, con un numero di addetti cinque volte superiore a quello delle imprese italiane, che sono in massima parte micro o piccole, e quasi il doppio di addetti in Ricerca e Sviluppo. Un processo di crescita che deriva da una spinta propulsiva delle aziende presenti sul territorio e che ha beneficiato anche di un importante intervento da parte del Governo federale, come sottolinea il Rapporto “Politiche e investimenti nel settore Biotech” a cura dell’Istituto per la Competitività I-com e reso noto proprio nell’ambito del progetto “Bioneers”. 

 

“La ricerca italiana in campo biotech ha dei grandi punti di forza – sottolinea Maria Rescigno, Pro Rettore Vicario con delega alla ricerca di Humanitas University, che insieme a Franco Locatelli, Presidente del Consiglio superiore di sanità e Giuseppe Ippolito, Direttore generale della ricerca e dell’innovazione in sanità del Ministero della Salute, ha ricevuto dall’Ambasciatore del Belgio Pierre-Emmanuel De Bauw una Menzione speciale in quanto riconoscimento dell’eccellenza italiana – ci sono settori di eccellenza come l’immunologia e l’oncologia, e una capacità di ottenere risultati con poche risorse. Ma dobbiamo fare uno passaggio ulteriore, e provare a pensare “out of the box”, esplorare nuove aree di ricerca con modalità diverse. Solo così riusciremo a ridurre quel fenomeno del “brain drain” per cui tanti giovani talenti formati in Italia lasciano il nostro paese per lavorare altrove. “Siamo abituati a lavorare nelle difficoltà – commenta Ippolito – ma dobbiamo evitare la parcellizzazione, quel fenomeno per cui tante persone in luoghi diversi si applicano alla stessa area di ricerca. Sarebbe invece necessario avere aree specializzate nel paese, veri e propri cluster di eccellenza”. Necessaria anche una maggiore collaborazione pubblico-privato, aggiunge Locatelli, e collaborazioni strutturate, con la capacità di porsi le domande giuste per ottenere risposte adeguate. 

 

In effetti, il Rapporto di I-Com mostra quanto, da questo punto di vista, l’Italia abbia ancora molta strada da fare: in Belgio, il finanziamento dell’innovazione in campo life science trae beneficio da una serie di realtà pubbliche e semipubbliche, da fondi di investimento pubblici e privati. In Italia, invece, il coinvolgimento privato nel finanziamento dell’innovazione biomedica è più contenuto, sebbene nel primo semestre 2022 il settore medicale rappresenti il quinto settore italiano per concentrazione di investimenti di venture capital. “Un nodo critico nel panorama innovativo italiano è il coinvolgimento del finanziamento privato tramite capitale di rischio”, aggiunge Stefano Da Empoli, presidente di I-Com, presentando il Rapporto. In questo ambito, tuttavia, ci sono stati importanti avanzamenti. L’investimento in venture capital nelle industrie di biotecnologiche italiane ammontava a 177 milioni di euro nel 2021, con una crescita del 97% rispetto all’anno precedente. Il risultato di queste sinergie è, per esempio, il fatto che il Belgio rappresenta una meta estremamente attraente nel panorama internazionale per quanto riguarda lo svolgimento delle sperimentazioni cliniche. In media l’approvazione per una sperimentazione di Fase I in Belgio richiede 15 giorni, una delle tempistiche più brevi in Europa. Con i suoi 23,2 trial avviati per 100.000 abitanti nel 2021, questo paese è secondo solo alla Danimarca (con circa 27 trial), mentre l’Italia, pur di poco sopra la media europea, non va oltre gli 8,2 trial ogni 100.000 abitanti.

Per questo appare importante muoversi nell’ottica della Open Innovation, il paradigma che prevede sinergia di filiera nell’innovazione clinica, dalla Ricerca e Sviluppo e sperimentazione alla produzione e alla logistica, paradigma che in Belgio è particolarmente forte e che in Italia solo ora sta prendendo piede. Belgio e Italia sono due modelli complementari di sviluppo di imprese biopharma, e il programma “Bioneers” rappresenta quindi la sfida della cooperazione per il progresso delle biotecnologie medicali e della digital health al servizio di pazienti e territorio.



www.repubblica.it 2022-11-24 09:53:32

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