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Schillaci: “Superare modello ospedalocentrico e puntare su territorio”

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Il Ministro della Salute all’assemblea dell’Anci ha rilanciato i suoi obiettivi: “Occorre limitare l’inappropriatezza dei ricoveri ospedalieri e riportare gli ospedali a luoghi di cura per acuti e dedicati al trattamento delle patologie più complesse, liberando così risorse economiche da destinare al territorio e ai servizi sociosanitari”. E su carenza personale annuncia: “Con Regioni al lavoro su nuova metodologia per il calcolo del fabbisogno di personale”.

23 NOV

“Sono particolarmente commosso di essere qui a Bergamo, città che durante i primi mesi della pandemia ha pagato un tributo altissimo in termini di vite e che è stata per l’Italia un esempio di resilienza e di coraggio. Sono fermamente convinto che tenere viva la memoria di quello che è accaduto sia necessario e doveroso”. Parole del ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel suo intervento alla seconda giornata della XXXIX Assemblea annuale Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), in corso a Bergamo.

Schillaci ha invitato poi a “riflettere sui punti di forza del nostro sistema sanitario nazionale da valorizzare e sulle criticità da affrontare e risolvere Posso assicurare l’impegno del ministero dalla Salute e del Governo nel garantire il rispetto delle tempistiche prefissate per il Pnrr e dell’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse”.

“Ci siamo impegnati – ha aggiunto – a cogliere e massimizzare l’opportunità offerte dal Piano. Proprio in queste settimane si è riunita la Cabina di regia che controlla l’attuazione degli obiettivi del Pnrr per individuare le soluzioni tecniche e politiche per superare le attuali criticità in fase di attuazione. Gli oltre 20 miliardi che il Pnrr mette a disposizione della salute, di cui 7 miliardi per il rafforzamento del territorio, a cui si aggiungono anche le risorse che nella Missione dedicata sono destinate a misure sociali complementari a quelle per la salute, rappresentano una opportunità di rifondazione della sanità che non va sprecata – ha sottolineato il ministro – Lo dobbiamo alle future generazioni, ai nostri anziani che rappresentano la memoria dell’Italia e a quanti hanno contribuito a vario titolo a contrastare il virus. Non penso solo al personale sanitario, ma anche al ruolo prezioso svolto da sindaci e governatori”.

Schillaci ha poi annunciato che “è importante il lavoro attualmente in corso, finalizzato all’elaborazione di metodologie condivise tra Stato e Regioni, che permetteranno di calcolare il fabbisogno di professionalità coinvolte nei diversi setting di assistenza, parametrando i tetti di spesa del personale al fabbisogno di salute dei cittadini. Questa attività costituisce un primo step per dare concretezza alla formazione di team multidisciplinari di medici e operatori sanitari e sociosanitari che siano in grado di fornire tempestivamente l’assistenza richiesta”.

E poi il Ministro ha detto chiaramente che bisogna superare il modello ospedalo centrico: “Tutti noi siamo concordi nel ritenere che vada portata avanti un’operazione di efficientamento del sistema sanitario anche attraverso il superamento di una visione ospedalocentrica, limitando l’inappropriatezza dei ricoveri ospedalieri e riportando gli ospedali a luoghi di cura per acuti e dedicati al trattamento delle patologie più complesse, liberando così risorse economiche da destinare al territorio e ai servizi sociosanitari. Prossimità, multidisciplinarietà, integrazione, domiciliarità e digitalizzazione – ha spiegato – sono i driver della riforma territoriale che individua il fulcro della sanità del futuro, dell’integrazione tra ospedale e territorio, con la crescita delle strutture assistenziali di prossimità. Principi che devono tradursi in strutture effettivamente operative e che siano percepite come sicure dei cittadini”.

“Paradossalmente – ha evidenziato Schillaci – oggi viviamo in un momento storico in cui in alcuni casi cittadini che abitano in piccoli comuni non hanno più un medico di medicina generale a cui rivolgersi, perché non è stato possibile per assenza di risorse umane garantire il turnover tra chi va in pensione e nuovo personale da assumere. Una problematica che i sindaci, soprattutto dei piccoli comuni, conoscono bene”.

Ma per il Ministro un altro caposaldo è l’integrazione socio-sanitaria: “Occorre procedere decisamente verso una vera e propria riforma sociosanitaria che dia risposte concrete sui livelli essenziali di prestazione, la povertà, la non autosufficienza, la disabilità, in armonia con gli altri ministeri competenti, e consenta una sinergia tra gli ambiti territoriali sociali, le Conferenze dei sindaci e le Asl”.

E poi sul personale per cui per rilanciare la sanità italiana “significa prioritariamente avere un numero adeguato di personale sanitario, sociosanitario e tecnico. Le stesse riforme strutturali per la sanità territoriale e ospedaliera previste nella Missione 6 del Pnrr – ha precisato – per potersi tradurre in realtà necessitano di adeguate dotazioni di personale sanitario, sociosanitario e tecnico”.

Sull’assistenza territoriale poi il Ministro ha ribadito che “il rafforzamento che passa per le Case della salute – ha avvertito Schillaci – deve trovare adeguata copertura di personale per poter realizzare il modello di presa in carico e assistenza di tipo `Hub e Spoke´ già vigente per la rete ospedaliera, finalizzato a garantire una concreta e piena complementarietà tra ospedale territorio, nonché servizi sociali efficienti, in un’ottica di maggiore prossimità e centralità del paziente”.

In questo senso Schillaci ha rimarcato come la pandemia “ha messo in evidenza la necessità di una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale, per poter rispondere ai fabbisogni sia sanitari che sociali di una popolazione sempre più anziana, con un’altissima incidenza di malattie croniche e con un incremento importante di fasce di cittadini che vivono in situazioni di vulnerabilità e disagio esacerbate dal conflitto in corso e dal conseguente caro dell’energia. Dinanzi a nuove crescenti fragilità, appare prioritario consolidare il processo di integrazione tra salute e welfare”

“L’integrazione tra welfare e salute – ha sottolineato – rappresenta un valore essenziale per la diffusione a livello territoriale dei Lea la cui erogazione deve essere armonizzata tra le diverse Regioni – ha ammonito il ministro – per evitare differenze e iniquità. La strada da percorrere nell’interesse nazionale – ha spiegato – è l’adozione degli strumenti uniformi che assicurino la valutazione multidimensionale dei bisogni della persona sotto il profilo clinico, funzionale e sociale, e la redazione del piano di assistenza che prevede il coinvolgimento di tutte le componenti dell’offerta assistenziale sanitaria, sociosanitaria e sociale della persona e della sua famiglia”.

Salute e welfare, ha rimarcato Schillaci, “sono due facce della stessa medaglia, perché dove c’è un problema sociale arriva spesso un problema sanitario e viceversa. La sfida deve essere quella di realizzare una maggiore integrazione dei servizi sociosanitari, per dare piena attuazione al concetto di salute intesa come presa in carico globale del paziente con tutte le sue necessità e non semplice assenza o eliminazione della malattia”.

23 novembre 2022
© Riproduzione riservata


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www.quotidianosanita.it 2022-11-23 17:00:00

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