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Ipertensione, cosa è il fenomeno del “dipping” e perché è necessario un monitoraggio …

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In gergo, gli esperti lo chiamano dipping notturno: è il fenomeno per cui di notte, per l’appunto, si osserva una fisiologica diminuzione della pressione arteriosa, che di solito si riduce del 10% rispetto alla media diurna. In alcuni casi, e per motivi diversi – per esempio l’età avanzata, la qualità del sonno, la presenza di condizioni patologiche croniche – l’entità del dipping può variare, o addirittura invertirsi, portando al cosiddetto non-dipping o al dipping inverso, in cui si osserva addirittura un aumento della pressione durante il sonno. È proprio sui pazienti con non-dipping o con dipping inverso, notoriamente più ad alto rischio di problemi cardiaci o cardiovascolari, che si è concentrata l’attenzione di un gruppo di clinici dell’Auxologico San Luca – tra le strutture di eccellenza per la cardiologia – che in uno studio appena pubblicato sul Journal of Hypertension hanno esaminato l’accuratezza di alcuni dispositivi per la misurazione della pressione nel riuscire a “cogliere” le variazioni notturne. Lo studio è stato appena presentato a Berlino, al congresso della European Society of Hypertension, ed è stato premiato tra le migliori comunicazioni orali del convegno.

La ricerca

“Lo stato di non-dipping”, spiegano i ricercatori, “è stato associato a un aumento del rischio di insufficienza cardiaca e di eventi cardiovascolari. Tuttavia, la valutazione di questa condizione attraverso il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa è spesso non ottimale; per questo, si può ricorrere a dispositivi indossabili che offrono la possibilità di misurare la pressione durante la notte e in diversi momenti del sonno, il che dovrebbe aumentare l’accuratezza della valutazione”.  Nel loro studio, gli scienziati hanno reclutato 76 pazienti con età media di 61 anni, la maggior parte dei quali già in trattamento con farmaci anti-ipertensivi, e li hanno istruiti perché monitorassero la pressione a casa con dispositivi indossabili e con dispositivi convenzionali. L’analisi dei dati raccolti in questo modo ha convinto gli scienziati che anche questo tipo di monitoraggio non è ottimale, e potrebbe “perdere” molti casi di non-dipping: “Nonostante la ripetizione delle misurazioni”, dicono ancora, “la riproducibilità dei dati non è ottimale, e la classificazione dello stato di dipping dei pazienti varia di giorno in giorno. Non sappiamo se questo sia dovuto a difficoltà tecniche con gli strumenti, a variabilità fisiologica della pressione arteriosa o ai pattern individuali di sonno. Saranno necessari ulteriori studi per determinarlo”.

Monitorare e prevenire

Alla luce di questa scoperta, dunque, il messaggio dei clinici è di avere un’attenzione ancora maggiore alla variabilità della pressione arteriosa, specialmente nei pazienti fragili, e di personalizzare la terapia anti-ipertensiva in queste persone per evitare il rischio di cadute e svenimenti. Oltre che, come già detto, di approfondire ulteriormente gli studi e gli esperimenti per comprendere meglio le dinamiche che regolano l’andamento della pressione arteriosa durante la notte.

 



www.repubblica.it 2024-07-08 09:11:45

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